In fuga da Charlie

Veri Campeggiatori · 23 Dicembre 2011 · Commenti (3)

In fuga da Charlie
Avevo intrapreso quella vacanza con l’acquolina in bocca e con l’immagine stereotipata della spiaggia caribica, avvolgente e rassicurante, ben impressa sulla mia retina. L’arrivo di notte ci riserva in realtà una sistemazione davvero di fortuna, a casa di sconosciuti, all’ultimo posto di una lunga catena amici di amici di amici di amici di amici.
   L’indomani mattina il sole, il buonumore, un pessimo caffè e tanta voglia di vacanza avevano spazzato via  la sensazione di allucinazione e la stanchezza, rimaste in quello spettro di cemento dove avevamo passato la notte, una sorta di palazzo in decomposizione o forse nemmeno mai finito.
Il camper che avevamo noleggiato mi apparve come un albergo a cinque stelle in quel momento, con acqua corrente, wc spazioso, lenzuola pulite, in un insieme assolutamente holliwoodiano.
Ed eccoci leggeri come piume, in partenza. La meta è un bel villaggio di turismo subacqueo, la mia spiaggia caraibica, la mia palma, il mio mohito! 
La strada sembrava breve contando i km sulla mappa, ma le strade non asfaltate, affollate di persone in cammino, di carretti e di bestiame in movimento, fanno sì che le due ore stimate si dilatino. Diventano 5 e poi a 7 e poi….e poi, come sempre, inizia finalmente il viaggio: si butta via l’orologio, si apre il finestrino e si respira quello che arriva,  si cambia prospettiva…siamo a Cuba! 
Col passare delle ore il mio baldanzoso eroe, sempre ottimista e capace di trovare una soluzione per tutto, pian piano diventa taciturno, molto taciturno, e anche il camper diventa lento, la strada sembra non finire più . Non voglio apparire ansiosa e quindi resto al mio posto, e mi tengo per me il mio puntino interrogativo su cosa sia mai successo…non può già essersi già innamorato di una cubana, e poi quale, mica quella che ci ha venduto le arance eh?!  
Arriviamo al villaggio turistico all’imbrunire, assolutamente in silenzio. Alla sbarra d’ingresso ci dicono che stanno evacuando il villaggio per l’arrivo di Charlie. Precisamente in quell’istante Antonio mi dice con voce flebile ma ferma e perentoria: “sto malissimo, sto per svenire, posteggia tu”. Nemmeno il tempo di carpire il senso di queste parole che Antonio si è già accasciato, inamovibile, febbricitante, delirante, paralizzato da un virus che ha infestato le sue vie respiratorie. Niente panico Vale, sei una donna che parla l’inglese, che sa guidare, sei in vacanza, questo è un villaggio di turisti per turisti, lì accanto ci sono le palme sulla spiaggia …va tutto bene, anche se non hai capito chi è Charlie!
Io non so cosa sia successo quella notte, non so cosa ci fosse nelle medicine che ho mendicato ai pochi trafelati turisti che barricavano le porte e le finestre dei loro bungalow. So solo che l’indomani mattina alle 5 eravamo di nuovo in viaggio, che Antonio era resuscitato (che mito, eh?), che eravamo in fuga da Charlie, un simpatico uragano in arrivo su Cuba di lì a poche ore….   
La stessa strada al ritorno, da Maria la Gorda all’Avana non sembra più la stessa. Noi corriamo, nonostante le buche nell’asfalto e qualche rischio di troppo, il viavai continuo e scomposto si era dissolto e le persone erano state risucchiata nelle foreste di mango, Antonio continua a parlare…davvero non oso pensare alle medicine che posso avergli propinato a sua insaputa. 
Entriamo all’Avana, la città è avvolta nel cellophane e nel nastro adesivo, il cielo è quanto mai minaccioso, le informazioni che riusciamo a prendere sono esplicite: non è bello aspettare Charlie in camper! Via via via, fuggiamo dall’Avana in direzione est, verso Santa Clara, colpevoli solo di non essere alloggiati in un vero albergo 5 stelle.
Secchiate d’acqua scrosciano sul parabrezza e il nostro camper sembra surfare in una strada insidiosa di pozzanghere portentose. Il grado di difficoltà aumenta al diminuire drastico della visibilità: si è rotto il tergicristalli proprio dal lato del conducente. Super Antonio affronta la guida piegandosi col corpo verso il mio lato passeggero, sperando di vedere un po’ meglio. Beato lui, io non vedo niente. 
Un secondo caso misterioso e siamo fuori pericolo, arriviamo in un promontorio, un cajo, il più possibile a nord est, il più possibile lontano da Charlie. Siamo allegri e adrenalinici e pensiamo di meritarci un po’ di relax in questo meraviglioso istmo deserto. Appena fuori dal Camper veniamo aggrediti da nugoli di zanzare eccitate, portate, ancora una volta, dall’amico Charlie. Ed è ancor peggio rientrare nel nostro “cinque stelle” con la delusione che le zanzare sono entrate dalle prese d’aria e sono semplicemente centinaia, isteriche, assatanate. La serata è impegnativa, ci trasformiamo in assassini di zanzare e se qualcuno del WWF o di green pace o di della lega contro la vivisezione non approva, non ha visto le centinaia di punture pruriginose che mi sono procurata quella sera. Ovviamente Antonio, uomo dalla pelle anch’essa di roccia, non accusa il colpo e dopo qualche ora avreste potuto sentire la sua chitarra e il mio forsennato grattare. Ogni tanto un colpo secco e un urlo di gioia per la zanzara spiaccicata! 
Per fortuna queste sono state le prime tre sere a Cuba. Il resto della vacanza ha preso tutta un’altra piega….    

Avevo intrapreso quella vacanza con l’acquolina in bocca e con l’immagine stereotipata della spiaggia caraibica, avvolgente e rassicurante, ben impressa sulla mia retina. L’arrivo di notte ci riserva in realtà una sistemazione davvero di fortuna, a casa di sconosciuti, all’ultimo posto di una lunga catena amici di amici di amici di amici di amici. L’indomani mattina il sole, il buonumore, un pessimo caffè e tanta voglia di vacanza avevano spazzato via la sensazione di allucinazione e la stanchezza, rimaste in quello spettro di cemento dove avevamo passato la notte, una sorta di palazzo in decomposizione o forse nemmeno mai finito. Il camper che avevamo noleggiato mi apparve come un albergo a cinque stelle in quel momento, con acqua corrente, wc spazioso, lenzuola pulite, in un insieme assolutamente holliwoodiano. 

Ed eccoci leggeri come piume, in partenza. La meta è un bel villaggio di turismo subacqueo, la mia spiaggia caraibica, la mia palma, il mio mohito! La strada sembrava breve contando i km sulla mappa, ma le strade non asfaltate, affollate di persone in cammino, di carretti e di bestiame in movimento, fanno sì che le due ore stimate si dilatino. Diventano 5 e poi a 7 e poi….e poi, come sempre, inizia finalmente il viaggio: si butta via l’orologio, si apre il finestrino e si respira quello che arriva,  si cambia prospettiva…siamo a Cuba!  Col passare delle ore il mio baldanzoso eroe, sempre ottimista e capace di trovare una soluzione per tutto, pian piano diventa taciturno, molto taciturno, e anche il camper diventa lento, la strada sembra non finire più .

Non voglio apparire ansiosa e quindi resto al mio posto, e mi tengo per me il mio puntino interrogativo su cosa sia mai successo…non può essersi già innamorato di una cubana, e poi quale? mica quella che ci ha venduto le arance eh?! Arriviamo al villaggio turistico all’imbrunire, assolutamente in silenzio. Alla sbarra d’ingresso ci dicono che stanno evacuando il villaggio per l’arrivo di Charlie. Precisamente in quell’istante Antonio mi dice con voce flebile ma ferma e perentoria: “sto malissimo, sto per svenire, posteggia tu”. Nemmeno il tempo di carpire il senso di queste parole che Antonio si è già accasciato, inamovibile, febbricitante, delirante, paralizzato da un virus che ha infestato le sue vie respiratorie. Niente panico Vale, sei una donna che parla l’inglese, che sa guidare, sei in vacanza, questo è un villaggio di turisti per turisti, lì accanto ci sono le palme sulla spiaggia …va tutto bene, anche se non hai capito chi è Charlie!

Io non so cosa sia successo quella notte, non so cosa ci fosse nelle medicine che mi ha dato la guardia medica, mentre i pochi trafelati turisti barricavano le porte e le finestre dei loro bungalow. So solo che l’indomani mattina alle 5 eravamo di nuovo in viaggio, che Antonio era resuscitato, che eravamo in fuga da Charlie, un simpatico uragano in arrivo su Cuba di lì a poche ore… La stessa strada al ritorno, da Maria la Gorda all’Avana non sembra più la stessa. Noi corriamo, nonostante le buche nell’asfalto e qualche rischio di troppo, il viavai continuo e scomposto si era dissolto e le persone erano state risucchiata nelle foreste tropicali, Antonio continua a parlare… davvero non oso pensare alle medicine che posso avergli propinato a sua insaputa.  cortisone? antibiotico? ...chissà quale bomba l'ha rimesso in piedi! Entriamo all’Avana, la città è avvolta nel cellophane e nel nastro adesivo, il cielo è quanto mai minaccioso, le informazioni che riusciamo a prendere sono esplicite: non è consigliabile aspettare Charlie in camper! 

Via via via! Fuggiamo dall’Avana in direzione est, verso Santa Clara, colpevoli solo di non essere alloggiati in un vero albergo 5 stelle. Secchiate d’acqua scrosciano sul parabrezza e il nostro camper sembra surfare in una strada insidiosa di pozzanghere portentose. Il grado di difficoltà aumenta al diminuire drastico della visibilità: si è rotto il tergicristalli proprio dal lato del conducente. Antonio affronta la guida piegandosi col corpo verso il mio lato passeggero, riuscendo a vedere un po’ meglio. Beato lui, io non vedo niente. E alla fine vinciamo noi: siamo fuori pericolo! Arriviamo su una spiaggia promontorio, un cajo, il più possibile a nord est, il più possibile lontano da Charlie. 

Siamo allegri e adrenalinici e pensiamo di meritarci un po’ di relax in questo meraviglioso istmo deserto. Appena fuori dal camper veniamo aggrediti da nugoli di zanzare eccitate, portate, ancora una volta, dall’amico Charlie. Ed è ancor peggio rientrare nel nostro “cinque stelle” con la delusione che le zanzare sono entrate dalle prese d’aria o addirittura hanno aggirato le zanazariere alle finestre. Sono semplicemente centinaia, isteriche, assatanate. La serata è impegnativa, ci trasformiamo in assassini di zanzare. Ceniamo, suoniamo e cantiamo, barricati in camper. Ogni tanto un colpo secco e un urlo di gioia per la zanzara spiaccicata! 

Per fortuna queste sono state le prime tre sere a Cuba. Il resto della vacanza ha preso tutta un’altra piega….    

Valentina Sidoti

Categoria: Esperienze

Tags: Cuba, camper, charlie, blog

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